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Le associazioni protezionistiche Vicentine si costituiranno parte civile nel processo contro i cacciatori vicentini che hanno predato illegalmente ottantatre nidi e centocinquanta “pullus”di uccelli da richiamo.
Le associazioni protezionistiche Vicentine hanno dato mandato al legale Massimo Rizzato del foro di Vicenza, per la costituzione di parte civile nel processo contro i razziatori di nidi berici, pizzicati a Bolzano, a predare centinaia di uccellini di pochi giorni. Uccelli da richiamo, da immettere, una volta sdoganati, come allevati in cattività, nel florido mercato della caccia da appostamento. Le sei persone fermate, tutti cacciatori, a cui sono state sequestrate anche le autovetture, risiedono nella nostra provincia, a breve acquisiti gli atti, metteremo a conoscenza l’opinione pubblica sulle loro generalità. Questo ennesimo sequestro, conferma la consolidata tesi delle guardie zoofile e delle associazioni di protezione, che da anni si battono contro questa piaga, ovvero, i cacciatori utilizzano uccelli da richiamo illegali, catturati con il più becero dei bracconaggi. Ovvero prelevando i pulcini dai nidi in natura e, spacciandoli come di allevamento, tramite documenti fasulli e anelli contraffatti. La tesi oramai consolidata dai numerosissimi casi esplosi negli ultimi anni, porta a dei dati inquietanti, con una stima per difetto, solo nel vicentino, ogni annata di caccia, muove oltre quarantamila uccelli catturati illegalmente, per un volume di affari che sfiora i tre milioni di euro! Renzo Rizzi portavoce del coordinamento ha dichiarato: il problema è grave, ed è iniziato e successivamente esploso, in seguito alla delibera provinciale del 2000 Che ha autorizzato gli allevatori amatoriali, a produrre e cedere uccelli da richiamo ai cacciatori. Da quel momento la situazione è degenerata, gli allevatori sono spuntati come i funghi, oggi in provincia sono migliaia, alcuni lavorano onestamente, ma la maggior parte, preferisce alle difficoltà e agli scarsi successi dell’allevamento, la predazione di animali liberi, costo zero e guadagni alle stelle. Questi allevatori, inoltre, rilasciano al cacciatore di turno, esclusivamente un documento di cessione, evitando accuratamente, di menzionare qualsiasi incasso di danaro, per cui, i reati penali, in questi casi sono molteplici. Quello che lascia sconcertati è la mancanza totale di attenzione da parte dei politici su questo problema, anzi, alcuni di loro, normalmente cacciatori prestati alla politica per fare gli interessi della lobby, si battono da anni per togliere definitivamente l’unica vera targa degli uccelli da richiamo legali, l’anello inamovibile, portando una motivazione, quanto mai fantasiosa, l’anello farebbe soffrire il richiamo. Qui non si tratta più di caccia sì caccia nò, ma più meschinamente di volgari ladri, truffatori e torturatori di animali, và ricordato infatti che il prelievo dai nidi, prevede un rito, il controllo della sessualità dei pullus, in pratica, i malviventi praticano una incisione nel ventre dell’uccellino, con due stuzzicadenti aprono la pelle per verificare le gonadi, se sono maschi vengono cuciti con una apposita colla, se femmine, vengono buttate e abbandonate, in quanto non cantori. Ma allora viene spontanea una domanda, perché le associazioni venatorie, non prendono seri provvedimenti contro questi personaggi, ad esempio costituendosi parte civile nei processi e la provincia, non prende le giuste misure per stroncare questo “malaffare”? Portavoce C.P.V. Renzo Rizzi 348 9952822
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